E quindi uscimmo a riveder le stelle….(Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno:  Canto XXXIV ).


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Fino ad oggi non esiste alcuna legge nazionale che prevenga e contrasti l'inquinamento luminoso;

tuttavia diverse Regioni italiane si sono dotate autonomamente di una normativa in merito. La Regione Piemonte ha regolamentato questa materia con la Legge 31 del 2000.

Nel merito, Regione ha indetto una consultazione sulla PDL 89 (proposta di legge regionale) presentata il 10/11/2010; la Proposta riguarda le "Modifiche alla legge regionale 24 marzo 2000, n. 31 “Disposizioni per la prevenzione e lotta all'inquinamento luminoso e per il corretto impiego delle risorse energetiche”.

Queste modifiche sono state sottoposte a valutazione da Pro Natura Piemonte.

 

Testo di Silvano Minuto (minuto@libero.it(luglio 2011)

 

La modifica dei primi tre articoli della Legge 24 marzo 2000, n. 31, rappresenta un notevole miglioramento delle disposizioni vigenti.

 

Purtroppo in questi ultimi 10 anni, l’inquinamento luminoso si è decuplicato e il territorio è veramente compromesso. Crediamo che per quanto riguarda questo fenomeno occorre considerare il problema nel suo complesso

L’idea iniziale era quella, importantissima, della salvaguardia della natura e dell’ambiente con contenimento dei costi energetici. Purtroppo le norme della Legge hanno permesso la costruzione di impianti di illuminazione quali:

  • - tangenziali che si vedono a decine di chilometri di distanza

  • - illuminazioni industriali grandi e piccole che non tengono conto di nessun criterio illuminotecnico

  • - scali ferroviari, campi sportivi e rotonde che inondano di luce zone importanti di territorio

  • - impianti stradali che illuminano edifici anche fino ai piani superiori

  • - illuminazioni di qualsiasi struttura anche se di scarso valore sovvenzionata dai distributori di energia che fanno sembrare le nostre valli degli alberi di Natale

  • -nessun criterio nell’uso dei corpi illuminanti. Le grandi società del settore, che poi appaltano i servizi, usano per qualsiasi tipologia di strada gli stessi apparecchi di illuminazione rendendoli quindi inadatti allo scopo.

 

Come conseguenza, la luce dispersa è quasi la maggioranza di quella emessa, nei parchi lontani dalle città, si può leggere il giornale di notte e in alcune piazze cittadine la luminosità al suolo è paragonabile a quella che si trova nei laboratori. Se il cielo è nuvoloso, il riflesso colora di rosso le nuvole.

 

Tutto questo comporta naturalmente problemi all’ambiente e sprechi energetici, che non indichiamo perché più volte segnalati, comporta però, soprattutto problemi alla circolazione stradale. Ogni luce che colpisce direttamente l’occhio del cittadino ne diminuisce le capacità visive e ogni impianto sopradimensionato crea una macchia di luce con la conseguenza che appena fuori sembra di avere scarsa illuminazione e di non vederci bene. E’ lo stesso fenomeno che si riscontra entrando in una stanza dopo aver percorso un tratto di strada illuminato dal Sole.

 

Per questi motivi è sempre più difficile guidare di notte, abbiamo segnalazioni di persone di una certa età che devono rinunciarvi e molti incidenti stradali sono dovuti proprio a questi fattori che possono riassumersi:

  • - perdita di capacità visiva anche del 30, 50% e oltre con successiva stanchezza fisica

  • - ripristino di queste capacità in tempi lunghi (in assenza di altri abbagliamenti) anche di 20 minuti e più

  • - la luce toglie anche le inibizioni e favorisce la sensazione di andare piano

  • - in caso di nebbia o pioggia si perde anche la sensazione della velocità di sicurezza adatta alle circostanze.

 

Per questi motivi, si prega la Commissione, di tenere presente anche queste indicazioni:

 

  • - i minimi illuminotecnici delle norme vanno applicati ma non devono essere superati. Se la norma prevede 2 cd al mq, non devono essere previsti impianti con 3 o 4 e oltre cd al mq. Alcuni Stati hanno adottato impianti sovradimensionati facendo lievitare gli incidenti.

  • - nessuna luce deve essere diretta verso l’occhio dell’osservatore, questo per evitare abbagliamenti e dispersione di luce nel territorio. Occorre quindi illuminare solo ed esclusivamente dove serve. La tecnologia permette di realizzare impianti perfettamente aderenti a queste necessità addirittura con minori costi energetici

  • - occorre che gli addetti ai controlli stradali provvedano alle verifiche delle normative riguardanti i fari delle autovetture. La maggioranza di questi sono posizionati male e contribuiscono alle difficoltà di circolazione

  • - gli impianti ottimali (costo/consumi) andrebbero segnalati come esempi da seguire

  • - abbiamo anche inquinamento luminoso importato da altre Regioni, la Lombardia con l’aeroporto di Malpensa (parcheggi delle autovetture dei viaggiatori) penetra nel nostro territorio per 40/50 chilometri.

 

Vengono anche segnalati problemi visivi in presenza di luci blu e l’intensità luminosa crea difficoltà ai sistemi circadiani con sempre maggiori criticità delle persone ad addormentarsi (si dorme sempre meno).

 

Dobbiamo anche constatare che non è vera l’indicazione più luce uguale più sicurezza. La stampa riporta spesso notizie di furti presso aziende dove il danno viene favorito proprio dall’illuminazione dei piazzali. Impianti con luci adeguate, sensori di movimento che azionano dispositivi di contrasto sarebbero molto più efficaci e meno costosi. Questo vale anche per condomini ecc.

 

Altri Stati che hanno adottato le norme suggerite, esempio Inghilterra, dove gli impianti sono tutti con vetro piano la circolazione stradale è confortevole, i consumi energetici ridotti e gli incidenti stradali limitati.

 

Un esempio su tutti può far capire come è possibile risolvere il problema: lo stesso corpo illuminante posizionato in due maniere diverse provoca risultati completamente differenti.


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